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C'è una Destra a Berlino. Con un messaggio per Roma
"Non vogliamo cacciare nessuno dall'euro, ma la moneta unica d'ora in poi funzionerà soltanto se fermiamo gli aiuti ai paesi mediterranei. Questo il nostro messaggio per Italia, Grecia, Spagna…". A dirlo al Foglio è Bernd Lucke è il portavoce di Alternative für Deutschland, il primo partito euroscettico a raggiungere un consenso significativo in Germania, quasi il 7 per cento dei consensi alle elezioni europee di oggi secondo i primi exit poll. Lucke ci parla mentre si trova al Maritim hotel, nel centro di Berlino, in attesa dei risultati definitivi delle elezioni europee in compagnia di circa 500 persone fra dirigenti e militanti del suo partito.

Berlino. "Non vogliamo cacciare nessuno dall'euro, ma la moneta unica d'ora in poi funzionerà soltanto se fermiamo gli aiuti ai paesi mediterranei. Questo il nostro messaggio per Italia, Grecia, Spagna…". A dirlo al Foglio è Bernd Lucke è il portavoce di Alternative für Deutschland, il primo partito euroscettico a raggiungere un consenso significativo in Germania, quasi il 7 per cento dei consensi alle elezioni europee di oggi secondo i primi exit poll. Lucke ci parla mentre si trova al Maritim hotel, nel centro di Berlino, in attesa dei risultati definitivi delle elezioni europee in compagnia di circa 500 persone fra dirigenti e militanti del suo partito.
Sui maxischermi scorrono i primi exit poll delle elezioni europee, quelle in cui si attende da settimane l'exploit dei movimenti anti establishment. Geert Wilders (euroscettico e anti immigrazione) in Olanda è andato forse meno bene del previsto, anche a causa dell'elevata astensione, mentre l'Ukip inglese (favorevole all'uscita di Londra dall'Unione europea) contende a Tories e Labour il primo posto, e il Front National di Marine Le Pen sarebbe l'unico partito a guadagnare terreno in Francia (passando dal 6,3% del 2009 al 24% e più di oggi), con l'Ump in calo poco sopra al 20 per cento e i socialisti del presidente Hollande attorno al 15 per cento (fonte: Le Parisien). Il voto tedesco era destinato, secondo le attese, a essere quello più "tranquillo": Angela Merkel è stata confermata cancelliera da qualche mese, a capo di una grande coalizione con i socialdemocratici, l'economia tira e nell'establishment tedesco c'è un certo ottimismo anche sulla rotta impressa al resto dell'Eurozona. Col 36 per cento, comunque, la Cdu di Merkel arriva prima ma non brilla; al secondo posto ci sarebbe l'Spd con il 27,5 per cento, poi i Verdi all'11 per cento. Ma la vera sorpresa di questo voto, per quanto attesa dai sondaggisti, è quella di "Alternative für Deutschland" che ha superato il 6,5 per cento.
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E' la prima di un partito euroscettico in Germania, paese fondatore dell'Unione europea e oggi leader de facto (ma decisamente discusso) del Vecchio continente attraverso la crisi: "Euroscettici noi? No, scusi, siamo eurorealisti", dice subito Lucke. Tuttavia nei piani del suo movimento, nato lo scorso anno e che adesso potrebbe portare 6 o 7 eletti al Parlamento europeo (sui 96 totali che spettano alla Germania), viene suggerita apertamente l'uscita dall'euro di alcuni paesi: "La nostra proposta è triplice. In prima battuta vogliamo consentire ai paesi deboli che lo chiedono di uscire dalla moneta unica. Oggi molti di questi paesi sono entrati nell'euro senza che nessuno chiedesse il permesso ai loro popoli. Vogliamo ridargli la possibilità di esprimersi che attualmente non c'è". I paesi in questione, secondo AfD, sono Grecia, Spagna, Portogallo e Italia innanzitutto. E se i paesi in questione non accettassero, nonostante tutte le difficoltà che attraversano, di uscire dall'euro? "Chiariremmo allora che si può continuare soltanto rispettando la clausola del 'no bailout', cioè stop ai finanziamenti europei per i salvataggi". Alcuni di questi paesi potrebbero scegliere di rimanere comunque nell'Eurozona, e inoltre l'Italia nemmeno riceve aiuti da Bruxelles. "Allora Roma resti finché vuole. Ma se i finanziamenti ai paesi in difficoltà continueranno a venire dal contribuente tedesco, allora c'è la seconda opzione: la Germania esca dall'euro assieme a Finlandia, Austria e Olanda". La terza è ancora più esplosiva se pronunciata nel paese del padre di Helmut Kohl, uno dei padri della moneta unica: ritorno al marco tedesco per Berlino e a ciascuno la sua valuta negli altri paesi.
I leader di AfD in queste ore non fanno che precisare: "Non collaboreremo mai con Le Pen o Wilders, non siamo un partito xenofobo". Lucke, che guida una lista formata perlopiù da professori, economisti e professionisti (tra loro c'è anche Hans-Olaf Henkel, già presidente della Confinfustria tedesca) rifiuta con forza l'etichetta di "populista" che anzi lui affibbierebbe alla Merkel: "La verità è che adesso siamo temuti perché con questo voto certifichiamo l'esistenza di un nuovo partito in Germania che può competere con i partiti di establishment. Populista sarà la Merkel che parla di 'turismo sociale' degli immigrati, come se le persone che sono arrivate nel nostro paese da anni e hanno accumulato contributi sociali non avessero diritto a sussidi e pensioni!". Tra gli analisti, però, c'è chi assicura che proprio i limiti all'immigrazione saranno il prossimo cavallo di battaglia dell'AfD. C'è una Destra a Berlino.